Recensioni: “Novecento”, di Alessandro Baricco

Danny Boodman T.D. Lemon Novecento nacque il primo giorno di quel secolo di cui portava il nome, su una nave.

E non vi è mai sceso.

Nonostante non avesse mai toccato terra, la sua fama era arrivata anche lì.

Tutti lo conoscevano perché era il miglior pianista di sempre.

Il pianista sull’oceano.

Diceva che “non sei fregato veramente finché hai da parte una buona storia, e qualcuno a cui raccontarla.”

E lui ce l’aveva una storia.

“Lui era la sua buona storia”.

 

Novecento è un secolo, un nome, una storia.

E’ anche un film: Il pianista sull’oceano.

E’ un libro, forse uno dei più belli di Alessandro Baricco.

E’ uno spettacolo teatrale, un monologo.

E’ “un testo che sta in bilico tra una vera messa in scena e un racconto da leggere ad alta voce” , come lo definisce l’autore stesso.

“Non credo ci sia un nome, per testi del genere” afferma anche.

Comunque sia, Novecento è una buona storia, una di quelle che fin quando ne hai da parte non sei fregato veramente.

Una storia che vale la pena di raccontare. E come al solito Baricco ci è riuscito benissimo.

Una volta iniziata a leggere, infatti, non si può far a meno di continuare per non spezzare il filo di quel discorso che non è diviso in capitoli, ma solo da qualche spazio vuoto, che stanno a rappresentare il silenzio, le pause di uno spettacolo.

Uno spettacolo con un solo attore che al centro del palco racconta una storia che sa rubare l’attenzione del pubblico. Nelle parole di Baricco si intravedono i silenzi degli spettatori, il loro trattenere il fiato nei momenti in cui la storia si fa più avvincente.

E allo stesso tempo sono visibili i cambi di tono del narratore, i suoi gesti, le sue entrate e uscite di scena.

Le parole di Baricco non sono mai soltanto parole.

Sono suoni, immagini, musica.

Sembrano volersi spingere costantemente oltre i confini della pagina per approdare su un palcoscenico.

Come accade con Novecento che è allo stesso tempo un libro, un film, uno spettacolo teatrale.

Una storia che vale la pena di raccontare.

Ma soprattutto una storia che vale proprio la pena di leggere.

A cura di Miriam Santimone

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