Curiosangolo: perchè in alcuni paesi della Calabria si utilizza il greco come lingua?

In Calabria si parla greco. No, non è una leggenda nè una fake news, semplicemente esiste una particolare zona della regione confinante con la Campania dove i cittadini hanno da sempre utilizzato il greco come prima lingua, seguita dal dialetto calabro e poi l’italiano.

Ma dove si trova questa zona?

L’area in questione si chiama Bovesìa, a pochi minuti da Reggio Calabria, dove ancora oggi possiamo trovare persone che utilizzano il greco come lingua madre. In realtà, più che greco puro, la lingua parlata è il dialetto grecanico (detto anche greco di Calabria).

Oggi il Grecanico viene parlato a Gallicianò, Condofuri, Roghudi, Chorìo di Roghudi, Bova e Bova Marina, e nel capoluogo Reggio dove, nei quartieri San Giorgio Extra e Rione Modena, vi sono minoranze ellenofone. Il numero totale degli interessati all’uso di tale idioma ammonta è ufficialmente indefinito (circa 500) ma per lo più anziane.

Perchè si parla greco? Le due teorie formulate

Avrete sicuramente sentito parlare di Magna Grecia, pertanto siamo portati a far risalire l’origine del greco di Calabria al periodo classico. Sebbene sembrerebbe sia questa la tesi oggi ritenuta più probabile, la querelle attorno all’origine dell’idioma greco-calabrese è stata lunga e non ancora del tutto spenta. Esistono ad oggi due linee di pensiero:

  • Teoria bizantina: elaborata dal milanese Giuseppe Morosi verso il 1870, la teoria bizantina ipotizza l’origine del greco d’Italia appunto nel periodo bizantino, legata in particolare ad immigrazioni di genti di lingua greca avvenute soprattutto tra il IX e il XII secolo. I sostenitori di questa tesi ritengono impossibile che il greco sia sopravvissuto al profondo processo di latinizzazione durante l’età romana.

 

  • Teoria magnogreca: ebbe il suo maggior esponente nel glottologo tedesco Gerhard Rohlfs, il quale la formulò verso il 1930. Secondo lo studioso, il greco non smise mai di essere parlato sin dai tempi della Magna Grecia. Per coloro che appoggiano questa teoria, gli elementi linguistici che sosterrebbero l’origine dell’idioma sarebbero una serie di arcaismi fonologici, grammaticali e lessicali, tra i quali figurerebbero persino alcuni dorismi: il dorico era il dialetto greco antico usato nel territorio dell’antica polis di Lokroi Epizephyrioi, ma forti influssi dorici ebbe anche la parlata della polis di Rhegion a seguito di vicende storico-politiche, come la conquista di Dionisio I di Siracusa, che favorirono queste influenze.

 

PRESERVAZIONE – Il comune di Bova Marina ha istituito un Osservatorio Permanente per la Lingua e Cultura dei Greci di Calabria che si occupa del monitoraggio, lo studio, la programmazione e l’organizzazione di attività volte alla salvaguardia della lingua e della tradizione greca della Calabria. Il governo italiano, invece, ha approvato una legge di tutela e di salvaguardia, la 482/1999.

Tuttavia l’attività di tutela e formativa ha avuto inizio molto tardi e risente del problema del reclutamento di insegnanti di lingua per le attività didattiche. Lo stesso dichiarato bilinguismo è rimasto sostanzialmente sulla carta, senza radicarsi nell’amministrazione pubblica: ad esempio solo i comuni di Bova e di Bova Marina – nonché la frazione Gallicianò del comune di Condofuri – hanno cartelli stradali nelle due lingue.

Oggi, il greco di Calabria viene menzionato nel Red Book dell’UNESCO nelle lingue a rischio di estinzione, insieme al greco del Salento. Euromosaic lo annovera tra le lingue minoritarie a rischio dell’Unione Europea.

Riuscirà il grecanico a resistere negli anni venturi?

Filippo Folliero

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