Appuntamento Letterario consiglia: l’esordio di Bernardo Zanoni, “I miei stupidi intenti”

Sulla scia di ciò che vi abbiamo raccontato la scorsa settimana, nasce una nuova rubrica in cui i ragazzi di “Appuntamento Letterario” ci daranno ogni due settimane i loro consigli per una sana ed immersiva lettura.

Nessuno spoiler, nessuna recensione, ma una presentazione di un libro che a detta del gruppo tutti dovrebbero leggere.

I MIEI STUPIDI INTENTI – Chi se ne va non lo fa mai del tutto, lascia tracce e queste possono essere un peso. È proprio quello che succede al protagonista del romanzo “I miei stupidi intenti”, esordio di Bernardo Zannoni.

Una giovane faina, allontanata dalla sua tana, si mette sulla strada che la riporta a casa, avverte il peso di tutto quello che ha vissuto, eppure vuole capire, tornare ma non restare. Poi l’istinto brutale, proprio della condizione animale, inaspettatamente e sempre di più, cede il passo alla ragione, alle riflessioni profonde, tipiche invece della natura umana, fino ad arrivare a una vera e propria rottura, un punto di svolta: la rivelazione della scrittura. La conoscenza avvicina Archie all’uomo, alle sue paure, alle gioie, ai tormenti e ai sentimenti che sono espressione dell’esistenza razionale. Attraverso il logos vive un nuovo confronto con il mondo, sente le differenze tra sé e gli altri, prende coscienza del tempo, ne conosce l’erosione, il peso incombente del divenire. Forse la scrittura lo può salvare o, quantomeno, dargli l’illusione di sconfiggere la morte mentre lascia un marchio indelebile del passaggio di sé a beneficio degli altri.

L’autore ci propone un viaggio tra personaggi – gli abitanti del bosco – paralleli umani alla scoperta di Dio, del tempo e della morte. Sapientemente affronta temi di esistenzialismo, intrecciando interrogativi e riflessioni filosofiche.

Dal punto di vista narrativo e stilistico è un romanzo scorrevole e asciutto che certamente mostra l’acume letterario dell’autore. Zannoni, infatti, con una grande metafora racconta nient’altro che la vita. Lo fa con la voce di chi in maniera schietta non nasconde le verità, anche se sconcertanti e, forse, tra gli intenti a cui il titolo fa riferimento, c’è proprio quello – per niente stupido – di stupire il lettore.

A cura di Roberta Gargiulo

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