Tagli alla scuola 2027: le proiezioni dei possibili posti in meno nel salernitano e in Campania

Il disegno di legge di Bilancio 2027, approvato in Consiglio dei Ministri il 28 ottobre 2026, contiene all’articolo 66 una riduzione degli organici scolastici che scatterà dall’anno scolastico 2027/2028: 4.925 posti docente in meno e 2.049 unità ATA in meno, per un totale di 6.974 posizioni eliminate. Secondo la relazione tecnica che accompagna il provvedimento, il risparmio sarebbe di 83,9 milioni di euro nel 2027 e di 251,7 milioni annui a regime dal 2028.

Il taglio, però, non nasce come caso isolato, infatti la legge di Bilancio 2025 aveva già previsto 5.660 posti docente in meno dall’a.s. 2025/2026 e 2.174 ATA in meno dal 2026/2027. Non si tratta quindi di una novità, ma è una misura che continua con decisione in un solco ben preciso di tagli alla scuola e alla didattica. Va ricordato un punto tecnico: la riduzione degli organici non equivale a licenziamenti, ma opera attraverso il blocco dei turnover, assorbendo ogni margine di assunzione per i precari e proprio per questo i suoi effetti si concentrano dove il margine è già più sottile.

CAMPANIA E PROV. DI SALERNO – La riduzione nazionale non ha ancora una ripartizione territoriale ufficiale: né il Ministero né i sindacati campani hanno finora pubblicato stime specifiche. Possiamo però fare una **proiezione proporzionale**, costruita con lo stesso metodo usato dalla UIL Scuola per la Calabria, unica regione ad oggi per cui esiste una stima sindacale: si applica al taglio nazionale il peso della regione sull’organico dei posti comuni (Campania: 72.933 posti su circa 614.000 nazionali, pari a circa il 12%). Applicando questa proporzione, la Campania rischierebbe circa 585 posti docente e 245 ATA in meno dalla manovra 2027, che si aggiungerebbero alle riduzioni già decise con la manovra 2025, nel complesso la perdita cumulativa stimata sarebbe di circa 1.760 posti.

Rimanendo nel campo delle ipotesi, e solo con lo scopo di ragionare meglio sul tema, per la provincia di Salerno una stima indiretta basata sul peso demografico porterebbe a circa 160 i posti di lavoro totali persi nella scuola. Sottolineo di nuovo che si tratta solo di stime, non dati ufficiali, l’impatto effettivo può variare in entrambe le direzioni. La ripartizione definitiva dipenderà dai criteri di distribuzione territoriale che il Ministero definirà e dal dimensionamento legato al calo delle iscrizioni: proprio perché nel Mezzogiorno il calo demografico è più marcato, la quota reale di tagli per la Campania potrebbe risultare superiore alla stima proporzionale.

Nei territori che già faticano a tenere aperte le scuole, questa riduzione può tradursi in effetti gravissimi, il problema non è la cifra ma dove quei numeri colpiscono: nelle aree interne del Cilento, della Valle del Sele, nei piccoli comuni della provincia, una cattedra in meno non è efficienza. Questi tagli rischiano di diventare un corso che non si attiva, una pluriclasse che diventa insostenibile, un plesso che chiude. Le segreterie già sotto organico non avranno margine per gestire servizi essenziali; i precari resteranno fuori, ma le classi verranno accorpate e il tempo pieno ridotto. Certo, anche qui sto facendo delle ipotesi, ma se guardiamo al passato ci rendiamo conto che non si tratta di fantascienza, tutt’altro. La logica rimane la stessa: prima si taglia, prima si recuperano risorse, e poi dopo si capirà come adattare il sistema.

IL PESO DEL RISPARMIO – I numeri della manovra 2027, messi in relazione tra loro, raccontano una storia di priorità rovesciate. Il risparmio ottenuto tagliando quasi 7.000 posti nella scuola ammonterà a 251,7 milioni di euro l’anno a regime, questo a fronte di un incremento annuo previsto per la difesa di 4,5 miliardi. Il quadro d’insieme rende la scelta ancora più difficile da comprendere: l’Italia spende per l’istruzione circa il 4% del PIL contro una media europea del 4,7%, un distacco che vale decine di miliardi l’anno, siamo quindi già tra i Paesi che investono meno nella scuola in Europa, e la manovra sceglie di tagliare ulteriormente proprio lì. Nel frattempo si finanziano bonus e voucher: tutte misure forse più visibili, fotografabili, raccontabili, misure ottime per poter piazzare la bandierina e fare un post social.

La domanda seria da porci è questa: cos’è la scuola, se non ossatura sociale? Quante famiglie e quanti ragazzi convivono quotidianamente con condizioni spesso al limite come orari ridotti, tempo pieno solo dove avanza una cattedra, materiali e progetti da recuperare con fundraiser e volontarismo, segreterie in affanno. Il 97% del bilancio del ministero è spesa per il personale: la scuola è quasi interamente lavoro umano e tagliare vuol dire togliere quelle stesse persone la cui dedizione e passione sono oggi l’unica ragione per cui il sistema tiene nonostante tutto.

A cura di Michele Mondelli

**Note sui dati**
Tutti i dati citati provengono da fonti pubbliche: relazione tecnica al DDL Bilancio 2027 (art. 66), dati Eurostat sulla spesa per istruzione (2023-2024), Documento Programmatico di Bilancio 2027, elaborazioni UIL Scuola sul metodo di stima regionale, dati sugli organici campani (Anief/Orizzonte Scuola). Le stime su Campania e provincia di Salerno sono proiezioni proporzionali costruite sui dati nazionali, non ripartizioni ufficiali: l’impatto effettivo può variare in entrambe le direzioni a seconda dei criteri di distribuzione territoriale che il Ministero definirà.

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