Eboli, sicurezza: la micro-criminalità non finirà mai se non si affronta il problema alla radice

La sicurezza cittadina è un’esigenza che da circa un ventennio a questa parte si è cercato di preservare, combattendo ed azionando operazioni contro la criminalità.

Su quest’ultimo termine ad Eboli, come in nessun altro comune, si è aperto un grosso dibattito sulla questione e sui recenti fatti di cui si parla tanto ma che risultano esse solo una cornice ad un problema molto più grave.

Giova ricordare che gli atteggiamenti sono diversi dal ruolo che si ricopre. Infatti, non è occasionale ridurre gli eventi criminali come meri episodi di microcriminalità.

Nelle ultime settimane si sono concretizzati episodi di violenza che hanno avuto come luogo il centro cittadino: vi è stata un’aggressione all’interno di una scuola guida rinomata del centro cittadino e solo dopo pochi giorni si è avuto un nuovo episodio al centro di riabilitazione psichiatrica con altri casi di criminalità ed infine, per essere anche positivi, l’esigenza sicurezza è tornata in auge per una task-force voluta dall’amministrazione in connubio con le forze dell’ordine in litoranea.

L’amministrazione, sin dal suo primo giorno, è stata sempre consapevole dell’esigenza più sentita dalla popolazione eburina: vi sono stati, come l’ultimo succitato, interventi volti a porre una soluzione nell’immediato. Ma, l’immediatezza, trascura il fattore principale della risolutezza, che si voleva ottenere attraverso la dislocazione dei presidi delle forze dell’ordine nei quartieri più difficili con lo scopo di far da deterrente a qualunque azione illegale.

Tali progettazioni sono state abbandonate per motivi probabilmente organizzativi. Questi disagi, seppur sicuramente ostili, non devono far abbandonare progetti che possono porre la parola fine agli episodi criminali. Se da una parte è vero che sotto i nostri occhi siano percepibili solo gli episodi di microcriminalità, dall’altra non è da sottovalutare una possibile ed eventuale esistenza di un fenomeno criminale più radicato ed organizzato.

I quartieri più difficili e periferici non possono essere preservati con il minimo dell’installazione di strutture di videosorveglianza (stando alle versioni ufficiali) ma con interventi di dislocazione e di permanente sorveglianza da parte delle forze dell’ordine, i quali (ad onor del vero) compiono già grandi attività.

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Cosimo Nigro

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