Ecco perchè la questione kurda ci riguarda (2/4) – Il confederalismo democratico, la ‘nuova’ concezione di politica

Eccoci con la seconda parte del nostro approfondimento sulla questione kurda (clicca QUI per leggere la prima se ancora non l’hai fatto).

L’esperienza kurda del Rojava poggia le proprie basi sulla modellazione intellettuale da parte del leader Abdullah Öcalan delle teorie socioeconomiche del filosofo e attivista americano di origini russe Murray Bookchin.  Ogni assunto filosofico di questa teoria, che in Rojava prende il nome di Confederalismo democratico, parte da osservazioni ecologiche. 

Secondo la maggior parte dei filosofi, la storia dell’Uomo era avvolta all’inizio da una sorta di membrana citoplasmatica che prendeva il nome di stato di natura. Secondo Hobbes, questo stato era caratterizzato dalla brutale violenza dell’Uomo che viveva isolato. Secondo Locke questa situazione era meno drastica ma, proprio come Hobbes, l’Uomo ha dovuto rigettare questo stato “animalesco” e incanalarsi verso la civilizzazione.  

Per fare ciò, l’Uomo ha dovuto sottomettere la Natura, addomesticandola, controllandola per distaccarsi dalla sua propria essenza. Questa sottomissione non può passare che tramite una perdita collettiva di una parte della propria libertà che, sommandosi a quelle degli altri, forma quello che conosciamo oggi come Stato (il Leviatano di Hobbes). 

Secondo Bookchin bisogna quindi rigettare questa subordinazione e ritrovare un equilibrio tra Uomo e Natura attraverso la riappropriazione del potere individuale che si concretizza nella democrazia diretta. 

DISTINZIONE TRA POLITICA E AMMINISTRAZIONE – Bookchin fa una distinzione essenziale tra la politica e la sua gestione, ovvero l’amministrazione. 

La politica appartiene ad ognuno di noi, è residuale, è compresa in una sfera squisitamente personale. Ognuno deve avere la possibilità di esprimersi per il bene proprio, ma soprattutto della comunità tutta. Il libero pensiero dell’individuo deve essere espresso nelle assemblee popolari in cui l’individuo si forma politicamente.  

La politica è quindi l’espressione dei nostri bisogni mentre l’amministrazione si occupa della loro applicazione.  

Un esempio: il bisogno di una strada va espresso in un’assemblea popolare, come farla spetta ai tecnici. 

LA DEMOCRAZIA DIRETTA NEL ROJAVA – La vita politica kurda si divide tra i quattro livelli della democrazia diretta dell’MGRK e della DAA (Amministrazione autonoma democratica). 

L’MGRK è diviso in cerchi concentrici: il più piccolo è la Comunedei quartieri che si riuniscono e prendono le decisioni riguardanti la loro sfera d’azione e scelgono due delegati per i livelli superiori (un uomo e una donna), ovvero il Consiglio di quartiere (l’unione dei quartieri), i TEV-DEM, ovvero i distretti (federazione di città) e, in ultimo, l’MGRK al livello regionale 

La DAA è il lato esecutivo dell’MGRK. Ogni livello dell’MGRK è affiancato da un consiglio della DAA, fino ad arrivare al Consiglio esecutivo, ovvero i governatori dei cantoni.

 

IL CONFEDERALISMO DEMOCRATICO – L’obiettivo ultimo di questa struttura politica è la costituzione del confederalismo democratico, ovvero uno scacchiere che, partendo dal basso (dall’individuo e dalla Comune), mette insieme gli attori politici della comunità. 

Per affermare il confederalismo, la nozione di Stato-nazione deve essere rigettata in favore dell’autonomia dei territorii quali si devono con-federare. La differenza col federalismo che conosciamo oggi è enorme. Il federalismo è una concessione dello Stato centrale, che controlla quindi le attività dei territori. Nel confederalismo il movimento è inverso, sono i territori che formano, a partire dal singolo individuo, le entità più grandi. 

IL KOMA CIVAKêN KURDISTAN –Per concretizzare l’obiettivo del confederalismo in tutto il Kurdistan e non solo nel Rojava e per andare al di là delle frontiere nel Medio Oriente, i partiti politici che seguono la linea politica di Abdullah Öcalan si sono riuniti nel Koma Civakên Kurdistanl’Unione delle comunità del Kurdstan. 

Per una migliore comprensione del confederalismo democratico, viene qui riportata un’intervista a Firat Ak, studente kurdo conosciuto all’Università della Valle d’Aosta.

  • Studiando la storia kurda sembra che il principale ostacolo al confederalismo democratico sia la lotta intestina al popolo kurdo stesso più che quello di avere a che fare con teocrazie o Stati con visioni imperialiste come Iran e Turchia. I rapporti tra Öcalan e Barzani non sono buoni, il Kurdistan iracheno è stato lacerato da anni di lotta tra Barzani e Talabani. Durante le tre guerre del Golfo i kurdi iracheni lottavano contro quelli iraniani. Alla luce di queste contraddizioni interne, come può essere accettata la visione del confederalismo democratico? Credi che sia il superamento di queste incomprensioni la vera scommessa per un Kurdistan veramente democratico?

“Per chiarire i conflitti dei partiti nella storia del Kurdistan dovremmo approfondire alcuni temi, il più importante dei quali è l’assimilazione da parte dei quattro Stati [Turchia, Iran, Siria e Iraq]. Il popolo kurdo è stato uno dei primi popoli a confederarsi con gli altri popoli mesopotamici sin dall’epoca dei Med’i. Il popolo kurdo non ha mai avuto l’intenzione di dominare o sterminare altri popoli. Sono stati invece diversi gli Stati che hanno perpetrato la politica della dominazione dei kurdi. Fatta questa premessa storica, posso rispondere alla domanda.

Firat Ak

Nel sistema del confederalismo democratico non si parla di un’assimilazione delle idee o di unione dei partiti. Si parla della società cosciente, politica e consapevole del suo bene e del suo male. Quindi, teoricamente, sia i partiti nei diversi angoli del Kurdistan che i movimenti non debbono imporsi per i loro meri interessi. Ma il conflitto nel Kurdistan iracheno è un conflitto artificiale, cioè non riguarda gli interessi del popolo e, volendo, nemmeno quello dei partiti. Riguarda soltanto gli interessi di due famiglie [i Barzani e i Talaban] che rientrano nel contesto del Clan patriarcale. Il KCK rimane fuori da questo conflitto, poiché questo è una sorta di assemblea costruita non solo sui partiti curdi, ma anche sugli interessi dei popoli, sulle culture, lingue, religioni che si trovano oppure sono esistite in Kurdistan e non certo di screzi tra famiglie.

Invece, quando parliamo dell’YNK [l’UPK] o del KDP [il Pdk-Iraq] (escludendo alcuni membri), questi sono legati esclusivamente agli interessi delle famiglie prepotenti della regione, senza alcun legame diretto con la popolazione. […] Quindi i partiti possono essere un ostacolo oppure una risorsa per migliorare il sistema confederale; dipende dalla società. Se la società comprendesse il suo vero ruolo, non ci sarebbero problemi legati ai partiti, sarebbe la rivoluzione del Medioriente intero. Quei partiti sono molto legati ai nemici del popolo kurdo. […] Il KCK si contraddistingue per i suoi principi fondamentali di democrazia dal basso e radicale, di uguaglianza di genere al fine di creare una società rispettosa verso tutti. Allora avremmo un paese democratico, produttivo e potremmo finalmente avere un ruolo rispetto agli altri regimi totalitari nella zona. È semplice? No, assolutamente no. Però, non è impossibile. I cambiamenti che ci sono ora sono insufficienti, ci vogliono dei cambiamenti radicali”

Francesco Mirra

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