Come riportato stamattina anche dal quotidiano “La Città”, con l’era moderna che avanza a passi da gigante, anche la ricerca del lavoro si è fatta più tecnologica arrivando ormai sul web e sulle piattaforme online. A molti sarà capitato almeno una volta di rispondere ad un annuncio di lavoro online in cui tutti i criteri ricercati dall’azienda che aveva inserito l’annuncio, rispondevano al vostro profilo. Non tutti, però, sono stati fortunati nel rispondere a questo tipo di annunci, non perché non fossero all’altezza del lavoro da svolgere, ma semplicemente perché la figura ricercata nell’annuncio non era quella che in realtà serviva all’azienda.

Negli ultimi mesi, a Salerno e provincia, sono stati tanti i ragazzi ‘vittime’ di annunci di lavoro bufala che si fondano sul principio di attirare persone desiderose di lavorare per ‘sfruttare’ quell’esigenza e proporre ben altri tipi di lavori. Gli annunci, infatti, toccano tutti i tipi di mansioni che si possono svolgere all’interno di un’azienda che produce e commercializza un prodotto, dai lavori manuali ai lavori d’ufficio, attirando così un ampio raggio di persone. Due ragazzi, Luigi di Battipaglia e Sara di Eboli, sono tra i tanti rimasti “vittime” degli annunci di lavoro bufala. Mettendo in correlazione le loro esperienze con quelle di altre persone, siamo riusciti a ricreare il percorso che bisogna seguire per ‘entrare’ in una di queste aziende, o presunte tali. Luigi, diplomato e con varie esperienze lavorative alle spalle, si era candidato per un posto da ‘magazziniere’ rispondendo ad un annuncio di un’azienda salernitana. Stessa cosa fatta da Sara, laureata in ambito economico, che si era candidata per un posto nell’amministrazione aziendale, presso un’altra azienda salernitana.

Entrambi, nonostante si siano presentati per ruoli diversi ad aziende diverse e in giorni diversi, hanno seguito generalmente lo stesso iter: il primo giorno colloquio in mattinata con una donna, o uomo a seconda che siate un ragazzo o una ragazza, che vi riempie di complimenti per le vostre referenze e sosterrà che senza dubbio siete la persona ideale per il ruolo in cui vi siete candidati. Vi salutano e vi dicono che vi faranno sapere nel pomeriggio. Vi chiameranno per dirvi che avete superato la “selezione” e che ci sarà un altro colloquio nei giorni seguenti, ma stavolta di gruppo. Nel secondo colloquio, vi verrà illustrata l’azienda come una tra le migliori realtà in Italia e che si fonda su due principi: meritocrazia e pagamenti puntuali. Terminato il colloquio di gruppo, o presunto tale, si riceve un appuntamento per un terzo colloquio finale ed individuale.

Qui, ai ragazzi sorsero i primi dubbi: “Il colloquio di gruppo è stato come un lavaggio del cervello, un continuo lodare l’azienda senza accennare minimamente ai nostri compiti specifici – racconta Luigi–. L’ambiente non sembrava frequentato come quello di un’azienda che lavora e gli uffici erano a malapena arredati”. Nell’ultimo colloquio, invece, ecco che vengono scoperte le carte: “Mi dicono che l’azienda è come una famiglia e tutti devono saper fare tutto per aiutarsi a vicenda – racconta Sara -, dunque anche saper vendere ciò che l’azienda produce. Mi dissero che prima di poter intraprende il ruolo per cui mi ero candidata, dovevo fare una formazione obbligatoria da 1 a 6 mesi che consisteva nel vendere i prodotti dell’azienda di casa in casa e recuperare tutti i contatti di amici e conoscenti iniziando a proporre il prodotto a loro in primis. Solo dopo aver venduto almeno 10 prodotti, sui quali avrei avuto un guadagno maggiore nel caso li avessi venduti ad un parente, allora il posto sarebbe stato mio”. Stesso scenario presentato anche a Luigi, che ride per non piangere: E’ come se una squadra di calcio compra un portiere ma lo fa giocare prima per 6 mesi in altri ruoli, chiedendogli di fare almeno 10 gol, per poi considerarlo pronto per giocare in porta”.

Luigi e Sara, sfortunati protagonisti allo stesso modo degli annunci bufala nonostante si siano candidati per due ruoli diametralmente opposti, quando hanno provato a chiedere spiegazioni si sono sentiti dare come questa come risposta: “Lo facciamo per voi, per farvi entrare nello spirito dell’azienda”. I posti che queste aziende promettono in realtà non esistono o, se esistono, sono occupati da persone che cercheranno di sfruttare la vostra buona volontà mettendo annunci falsi, perché scrivere palesemente che si tratta di lavoro porta a porta non attirerebbe tante persone in cerca di stabilità economica. Tutto ciò, dunque, è solo uno specchietto per le allodole, quindi attenti a non svendere le vostre competenze.

Filippo Folliero

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