Da moda a risorsa, pregi e limiti dell’Intelligenza Artificiale: usiamola e cerchiamo di capirla

Stiamo vivendo la fase della moda dell’AI. Quel periodo di vita di una tecnologia che si pone tra il momento “magico” della novità e quello determinante dell’adozione stabile (o dell’oblio). Una tecnologia che ormai è dappertutto: capirla meglio diventa per tutti noi fondamentale.

In questi giorni anche io, che con l’intelligenza artificiale ci lavoro quotidianamente in progetti con aziende e professionisti, ho pensato di chiedere all’AI di generare un’immagine divertente con lo scopo di condividerla sul gruppo dei genitori. Il prompt, la richiesta, che ho fatto all’AI (in questo caso Gemini) è stato questo:

[ciao, vorrei generare un’immagine satirica, l’immagine riporta la prima pagina di un giornale immaginario. Il titolo del giornale è “The Eboli Times”. L’edizione è del 20 maggio. La notizia principale è “Traffico di contante al nido”. Sottotitolo “Le somme negli zainetti per eludere i controlli”. Notizia secondaria “Anche mia nonna usava le bustine rosse”, sottotitolo “Intervista alla pro nipote della Montessori”. Notizia in spalla: “Buona giornata e un occhiolino”, sottotitolo “le frasi in codice usate dalle mamme”]

Il mio scopo era dare conferma agli altri genitori di aver ricevuto la quota per delle magliette che mi sono occupato di comprare per i bambini.

Questa l’immagine generata:

A questo punto ho messo in atto un’attività tipicamente umana e che ancora è preclusa all’AI. Potevo semplicemente chiedere di generarne un’altra, aggiungendo di non usare preconcetti culturali o bias relativi agli stereotipi sociali. E invece mi sono messo a riflettere sulle implicazioni di questa immagine.

Faccio una piccola digressione tecnica, perché la reputo necessaria ai fini del concetto che voglio esprimere. Quella che noi attualmente definiamo “Intelligenza Artificiale” è ancora in buona parte un calcolo probabilistico. Sulla base di una richiesta in ingresso, i modelli di intelligenza artificiale non hanno una comprensione intrinseca di ciò che è vero o falso: calcolano quale risposta abbia più probabilità di essere percepita come valida dall’utente. Non quale sia giusta: è una distinzione sottile ma fondamentale.

Questo assunto appena enunciato è incompleto e parziale: l’intelligenza artificiale è un mondo complesso e bellissimo. Vale la pena precisare che modelli diversi operano in modo molto diverso tra loro, ed esiste una continua evoluzione nella qualità e nei controlli che vengono effettuati. Esistono architetture in continua evoluzione, sistemi orientati da basi di conoscenza curate, agenti specializzati che operano in maniera coordinata: un ecosistema ricco, in rapidissimo sviluppo. Uno sviluppo che si traduce già oggi, in tantissimi ambiti, in vantaggi concreti e crescita reale. Io stesso ne vedo ogni giorno i vantaggi concreti: processi accelerati, produttività potenziata, decisioni più informate e attività ripetitive finalmente liberate dal tempo delle persone

Riconoscere la potenza e le possibilità offerte da questa tecnologia non deve però distrarci da quelli che sono i suoi limiti. Limiti che rischiano di diventare problemi seri se l’intelligenza artificiale entra nelle nostre quotidianità in maniera acritica e superficiale. Quello che l’immagine riportata sopra dimostra, in maniera evidente e scelto come esempio proprio per la sua immediatezza, è quanto ancora i risultati di questi sistemi generalisti siano un prodotto probabilistico che poco ha a che vedere con l’intelligenza. Un illustratore umano non avrebbe mai associato, nemmeno inconsciamente, una figura appartenente a una minoranza culturale a una storia satirica su comportamenti scorretti.

Il mio obiettivo è di ricordare, a me stesso come agli altri, che al fianco di queste sbavature così evidenti di cui tutti noi ci accorgiamo ci sono tantissimi piccoli bias presenti in ogni singola risposta che ci facciamo dare dall’AI. Dai progetti di scuola all’aiuto sui compiti, dall’analisi dei bandi di concorso ai commenti sulle analisi di laboratorio.

Per superare il momento della moda e trasformare l’AI in un valore vero nelle nostre vite — qualcosa che usiamo e non dal quale siamo usati — bisogna attraversare prima una fase di comprensione e conoscenza. Investire in una cultura digitale che porti consapevolezza e sviluppo sul territorio per i professionisti, per le imprese, e per i cittadini. Cercherò di fare in modo che questa sia solo la prima di una serie di riflessioni sul tema, che spero possano essere interessanti per tutti.

Il rapporto di una comunità con gli strumenti del proprio tempo ne plasma il futuro.

A cura di Michele Mondelli

CHE DICI?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *