L’11 maggio 1999 alcuni alunni della scuola elementare De Amicis di Battipaglia scrissero un tema, al termine dei loro 5 anni. Non era un esame, non un compito come gli altri. Non parlava di vacanze, di sport o di fantasia ma era un tema che doveva parlare del futuro che si immaginavano questi bambini. Era un tema indirizzato ai sindaci dei paesi che affacciano sul litorale che va da Salerno ad Agropoli, si parlava di futuro.
Quel futuro aveva un nome preciso: La Costa Celeste.
Per quei bambini, questa costa immaginaria non era altro che il litorale che si estende tra Pontecagnano, Battipaglia ed Eboli che non doveva essere semplicemente una lunga striscia di spiaggia. Doveva diventare una destinazione turistica moderna, ordinata, viva, una costa capace di competere con le grandi località dell’Adriatico, dotata di servizi, piste ciclabili, aree verdi, strutture ricettive e spazi per famiglie.
Non era un progetto tecnico, non era un piano urbanistico, era semplicemente il modo in cui dei bambini immaginavano il luogo in cui vivevano. E forse è proprio questo il dettaglio più sorprendente, perché rileggendo quelle parole oggi, a distanza di oltre 25 anni, si ha la sensazione che stessero descrivendo esattamente ciò di cui ancora si discute.
LA LETTERA SENZA RISPOSTA – Da quell’11 maggio passa poco più di un mese. E’ il 24 giugno 1999 e gli stessi alunni tornano sull’argomento con un secondo elaborato, ma questa volta il tono è diverso. I bambini si rivolgono ancora ai sindaci, stavolta anche al presidente della Provincia e perfino al Presidente della Repubblica. La domanda è semplice: perché nessuno ci ha risposto?
Infatti, tralasciando una visita fugace a scuola dell’allora sindaco di Battipaglia, nessuno rispose a quei bambini. Non chiedevano finanziamenti, non chiedevano opere pubbliche, chiedevano solo attenzione e di essere ascoltati. A distanza di 25 anni quella domanda continua a risuonare in modo quasi inquietante, senza avere una risposta. Perché da allora il litorale è stato attraversato da decine di progetti, piani, studi e promesse. Ma il sogno della Costa Celeste non si è mai davvero materializzato.
L’ETÀ DELL’OTTIMISMO – Tra la fine degli anni 90′ e l’inizio dei 2000 il litorale a Sud di Salerno sembrava destinato a una trasformazione radicale. Erano gli anni dei PRUSST, i Programmi di Riqualificazione Urbana e di Sviluppo Sostenibile del Territorio. Per l’asse Pontecagnano-Eboli-Battipaglia sono nati precisamente tramite il Decreto Ministeriale dell’8 ottobre 1998. L’obiettivo era ambizioso: attrarre investimenti, creare occupazione e trasformare la costa in un motore economico. Tra le proposte più famose figurava il sistema dei tre porti turistici: uno a Pontecagnano, uno a Battipaglia e uno a Eboli. L’idea era creare una rete di approdi in grado di intercettare il turismo nautico diretto verso il Cilento e la Costiera Amalfitana. Sulla carta sembrava una rivoluzione, i rendering mostravano moli moderni, attività commerciali, ristoranti, imbarcazioni e nuovi flussi turistici. Nella realtà quei porti non sono mai stati costruiti. Tra vincoli ambientali, erosione costiera, mancanza di investitori e difficoltà amministrative, il progetto si è lentamente dissolto.
Negli stessi anni prendeva forma anche un’altra idea destinata a restare incompiuta: la cosiddetta Città Giardino di Pontecagnano. Un modello di sviluppo residenziale immerso nel verde, caratterizzato da bassa densità edilizia, servizi e qualità ambientale. Anche in questo caso la realtà seguì una strada diversa. L’idea iniziale riprendeva il celebre modello urbanistico teorizzato da Ebenezer Howard: creare un quartiere residenziale moderno, a misura d’uomo, immerso nel verde, con villette, parchi pubblici e ampi standard di vivibilità. Con il tempo, le varianti e le concessioni ne hanno snaturato la visione, trasformandolo in una colata di cemento ad alta densità. Non solo, tra la fine degli anni ’90 e gli anni 2000, l’area è stata oggetto di pesanti inchieste giudiziarie per lottizzazione abusiva, difformità rispetto al Piano Regolatore Generale (PRG) vigente dal 1988 e abusi d’ufficio. Le aree verdi pubbliche, i parcheggi e le piazze promessi sulla carta non sono mai stati realizzati o sono rimasti incompiuti.
IL PIT SALERNO SUD, L’ANTENATO DEL MASTERPLAN – Mentre si progettavano porti e quartieri modello, la costa continuava a fare i conti con problemi strutturali. L’abusivismo edilizio cresceva, le infrastrutture restavano insufficienti, la rete fognaria mostrava limiti evidenti, la pianificazione procedeva a velocità diverse da comune a comune. La conseguenza fu una crescita spesso disordinata che ancora oggi rappresenta uno dei principali ostacoli allo sviluppo del territorio.
Ma, metà degli anni 2000 arrivarono i fondi europei. Nasce il PIT Salerno Sud. Per la prima volta si prova a ragionare sul litorale come un sistema unico, tra gli obiettivi figuravano il recupero della pineta costiera, la creazione di corridoi ecologici e la valorizzazione ambientale del territorio. Si parlava già di sostenibilità quando il termine non era ancora diventato di moda e si immaginavano campeggi ecologici, percorsi naturalistici e un nuovo rapporto tra turismo e ambiente. Molte idee erano valide, tanto che gran parte di tutto ciò lo ritroviamo in quello che oggi sentite nominare come “Masterplan Litorale Salerno Sud”.
Praticamente stiamo vivendo in un loop di promesse che ogni 20 anni vengono rinnovate, sostanzialemente a ogni cambio generazionale.
LA COSTA DELLE 100 PROGETTAZIONI, IL MASTERPLAN – Negli anni successivi il litorale continua ad accumulare studi, piani e proposte, piani spiaggia, interventi sulla pineta, progetti per la mobilità, azioni contro l’erosione, demolizioni dell’abusivismo. Ogni amministrazione presenta la propria visione, ogni generazione annuncia una svolta, ogni stagione politica promette una rinascita. Ma il problema resta sempre lo stesso, perchè le idee arrivano ma la continuità raramente le accompagna.
Come anticipato, negli ultimi anni il progetto più ambizioso ha assunto il nome di Masterplan Litorale Salerno Sud. Una strategia che punta a connettere ambiente, turismo, mobilità e qualità urbana. Praticamente tutto ciò di cui abbiamo parlato finora. Per la prima volta dopo molti anni sembra emergere una visione complessiva ed è proprio per questo che il Masterplan rappresenta probabilmente l’ultima grande occasione per interrompere un ciclo che dura da oltre venticinque anni.
La storia del litorale Salerno Sud non è la storia di un territorio senza idee, ma è esattamente il contrario. Pochi territori possono vantare una tale quantità di progetti, studi e pianificazioni ma il problema è che troppe volte quei progetti sono rimasti incompleti, frammentati o mai realizzati.
Quei bambini avevano già individuato tutto nel 1999, oggi sono adulti e probabilmente guardano i loro figli porsi le stesse domande. E forse è proprio questa la parte più sorprendente della storia, che mentre amministrazioni, tecnici, enti e professionisti continuavano a progettare il futuro della costa, quei ragazzi della De Amicis avevano già capito quale fosse la domanda più importante:
Non come costruire la Costa Celeste, ma perché non fosse ancora arrivata.
Filippo Folliero















