Eboli, 3 commissariamenti come 3 mondiali mancati: 12 anni, un solo grande problema ‘comune’

L’estate è quella dei Mondiali appena conquistati dalla Spagna, ma già da tempo si parla di una sola cosa in merito alle ‘Furie Rosse’: come hanno costruito una Nazionale capace di vincere puntando su ragazzi che fino a qualche anno fa nessuno conosceva? Probabilmente perchè i giovani sono stati messi nelle condizioni di sbagliare, crescere e diventare protagonisti, così facendo hanno ricreato un ciclo vincente in appena 12 anni.

Ma per non fare il solito discorso sterile, trito e ritrito, mi è venuto spontaneo fare un mix, un gioco. Prendere il tema più attuale del momento a livello mondiale e portarlo a casa nostra, con un po’ di parallelismi noterete che il calcio c’entra con la politica ebolitana più di quanto sembri.

Mentre la Spagna festeggia il suo secondo Mondiale grazie al coraggio di aver costruito il futuro, Eboli sembra continuare a vivere del proprio passato. L’amministrazione guidata dal sindaco Mario Conte è ufficialmente arrivata al capolinea, la mancata approvazione del rendiconto finanziario, con due Consigli comunali andati deserti per assenza del numero legale, ha di fatto decretato la fine dell’esperienza amministrativa. Adesso toccherà al Prefetto avviare l’iter di scioglimento del Consiglio comunale e nominare molto probabilmente un nuovo commissario, che purtroppo non sarà il commissario James Gordon, anche perchè il suo amico con la maschera ci avrebbe fatto comodo.

Freddure a parte, questa è la mera cronaca di ciò che è successo, ma la vera domanda è un’altra: com’è possibile che una città si ritrovi ad affrontare il terzo commissariamento prefettizio in appena 12 anni?

Perché le cause sono state diverse: il primo, tra il 2014 e il 2015, arrivò dopo le dimissioni di Martino Melchionda, con la gestione affidata alla dottoressa Vincenza Filippi fino all’elezione di Massimo Cariello. Il secondo, tra il 2020 e il 2021, seguì la caduta dell’amministrazione Cariello dopo l’arresto del Sindaco e vide il commissario Antonio De Iesu guidare il Comune fino alle nuove elezioni. Il terzo è ormai alle porte ed è conseguenza della crisi interna alla maggioranza di Mario Conte.

Tre storie differenti, un unico risultato e quando il risultato continua a ripetersi, forse il problema non è più l’episodio, ma il sistema.

Restando nel calcio, tutti oggi individuano il grande limite dell’Italia in una frase ormai diventata un tormentone: “i giovani non giocano”. Per questo da 12 anni non andiamo a un Mondiale e abbiamo saltato tre qualificazioni. Abbiamo talenti, ma non trovano spazio, preferiamo affidarci ai soliti nomi, aspettare l’ultima stagione delle vecchie glorie, sperare nell’ennesimo ritorno, invece di costruire chi dovrà guidare il futuro.

E se la politica ebolitana soffrisse esattamente dello stesso male? Perché, facendo le dovute proporzioni, se nel calcio sei giovane a 17 anni, in politica probabilmente lo sei tra i 25 e i 35. È lì che si formano idee, capacità amministrative, entusiasmo. È lì che dovrebbe nascere la nuova classe dirigente e invece troppo spesso bisogna aspettare che qualcuno, dopo quarant’anni di carriera politica, decida finalmente di farsi da parte, magari dopo l’ennesima “last dance”, conclusa senza nemmeno gli applausi.

Eppure gli esempi di giovani politici esistono, non troppo distanti da noi, basta guardare Bacoli. Josi Gerardo Della Ragione, sindaco non ancora 40enne che esercita la sua carica già da 7 anni e, piaccia o meno il suo modo di amministrare, ha cambiato profondamente la sua città. Non solo perché fosse giovane, ma perché qualcuno ha deciso che fosse arrivato il momento di affidargli delle responsabilità, dandogli la possibilità di portare idee diverse, condivise o meno, ma comunque novità.

A Eboli, invece, sembra che il ricambio generazionale sia sempre il tema della prossima volta, come se ci fosse sempre un motivo per aspettare ancora. E proprio mentre la politica dei “grandi” crollava, anche il Forum dei Giovani viveva la propria crisi. Il neo coordinatore Giovanni Germano ha rassegnato le dimissioni per motivi personali, una vicenda che, probabilmente, da sola avrebbe poca rilevanza politica, se non fosse che le riflessioni arrivate dal consigliere del Forum cessato dalla carica, Biagio Di Carlo, aprono interrogativi molto più profondi.

Nella sua nota si parla di personalismi, di pressioni, di interessi politici, di un ragazzo messo in un ruolo per cui non era ancora pronto. Soprattutto scrive una frase che dovrebbe far riflettere molto più delle dimissioni stesse: “Ci stanno abituando a vincere prima ancora di essere formati.” Forse è tutta qui la differenza, perché non basta mettere un giovane in prima fila per poter dire di aver investito sui giovani, bisogna formarli, lasciarli sbagliare, farli crescere, accompagnarli, altrimenti diventano semplicemente strumenti nelle mani di qualcun altro. Ma la prima regola per chi vuole cambiare il gioco è “non essere uno strumento nè del governo nè di nessun altro”, come spiegava uno sfortunato filantropo americano.

E quindi viene spontaneo pensare anche a tutto quello che in questi anni è emerso nel mondo del calcio: genitori che pagano per far giocare i figli in serie maggiori, pressioni, favoritismi, conoscenze. Le solite scorciatoie. Siamo sicuri che nella politica, già a partire dagli organismi giovanili, certe dinamiche non esistano?

Perché se anche lì conta più chi ti porta che quello che vali, allora forse abbiamo trovato una parte della spiegazione del perché, in 12 anni, Eboli continui a riproporre sempre gli stessi volti, gli stessi equilibri e, alla fine, gli stessi fallimenti.

Forse qualche ragazzo capace c’è stato, forse c’è ancora, ma semplicemente non è mai stato messo nelle condizioni di arrivare. Ma come sempre, probabilmente, la verità sta nel mezzo: non tutti i giovani sono pronti solo perché sono giovani, ma nemmeno tutti quelli che governano da trent’anni meritano automaticamente di continuare a farlo.

Il ricambio generazionale non è solo una questione anagrafica, è una questione culturale ed è proprio qui che Eboli sembra essersi fermata.

La Spagna non ha vinto i Mondiali perché aveva i giocatori migliori, ha vinto perché, anni fa, qualcuno ha avuto il coraggio di immaginare una squadra diversa. Eboli, invece, continua a cambiare allenatore senza mai sfruttare il settore giovanile.

Ed è forse questa la domanda con cui dovremmo aprire il prossimo capitolo della politica cittadina: vogliamo davvero costruire una nuova classe dirigente o continueremo a scegliere, ogni cinque anni, quale vecchia gloria da richiamare in campo sperando che questa volta la partita finisca diversamente?

Purtroppo sappiamo già tutti la risposta, ma bisogna essere consapevoli che il rischio e la direzione sono univoche: tra altri dieci anni saremo ancora qui, davanti all’ennesimo commissario prefettizio, a chiederci dove abbia sbagliato l’ultimo sindaco e perchè abbiamo perso l’ennesima partita politica.

Quando invece, quello che in realtà dovremmo domandarci già da un po’ di tempo, è perchè non abbiamo mai avuto il coraggio di far realmente ‘giocare’ qualcuno di diverso, che rischia la giocata, che traccia una nuova strada verso un ignoto che non potrà mai essere peggio degli ultimi 12 anni.

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