La “quarantena”, cos’è e quando è nata questa misura precauzionale?

In questi giorni stiamo vedendo un abuso spasmodico della parola ‘quarantena’ inerente ai focolai o presunti portatori di Coronavirus che si muovo dal Nord Italia verso le altre zone dello Stivale o dell’Europa.

Comunemente per quarantena si fa riferimento ad un isolamento forzato, solitamente utilizzato per limitare la diffusione di uno stato pericoloso, quello che oggi è il coronavirus nCoV-2019 o conosciuto anche come coronavirus di Wuhan.

LA STORIA – Nel 1348 la peste nera devastò la città di Ragusa (odierna Dubrovnik), che all’epoca era un ricco emporio commerciale affacciato sul Mar Adriatico. L’epidemia si diffuse anche grazie all’incompetenza delle autorità locali, che sottovalutarono l’emergenza sanitaria evitando di bloccare il traffico mercantile.

Nei decenni successivi le ondate di peste continuarono a tormentare Ragusa, finché nel 1377 si decise di istituire una legge apposita per contrastare il contagio. Il principio era abbastanza semplice: chiunque provenisse da zone potenzialmente infette doveva rimanere isolato per 30 giorni prima di poter entrare in città. Fu così che i marinai e i viaggiatori terrestri vennero alloggiati in due baraccopoli lontane dal centro abitato, destinate a essere bruciate dopo il loro impiego. La legge vietava inoltre a tutti i ragusei di avvicinarsi ai soggetti emarginati.

Negli anni seguenti diverse città italiane seguirono l’esempio di Ragusa, e in alcuni casi il periodo di isolamento venne esteso da 30 a 40 giorni. Fu così che nacque il termine “quarantena”.

EVITARE LA PSICOSI – La cosa fondamentale in casi come questo è cercare sempre di analizzare tutto quello che succede in modo oggettivo senza farsi prendere da esagerati allarmismi ma allo stesso tempo senza sottovalutare il problema, altrimenti si rischia di perdere di vista la reale portata della situazione (attualmente molto seria ma non gravissima) che si sta generando.

Filippo Folliero

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