Alla riscoperta del nostro territorio: l’eremo di San Magno, il rifugio del martirizzato vescovo di Trani (FOTO)

Continua il nostro viaggio, grazie alla collaborazione di Raffaele Ciaglia gestore di “Le nostre Bellezze Sconosciute” e sempre alla ricerca di luoghi della Provincia di Salerno a cui ridare lustro e visibilità, nel riscoprire le tante bellezze che la storia ha lasciato sul nostro territorio.

Oggi vi porteremo all’interno dell’eremo di San Magno a San Mango Piemonte. Non è molto facile arrivarci, dato il tragitto non è molto sicuro a causa dei tanti bivi a cui bisogna stare attenti dato che risulta molto facile confondersi.

STORIA – La stupenda grotta che si erge al termine del percorso è ricca di storia e deve la sua fondazione a profughi della città di Picentia (odierna Pontecagnano) che furono costretti ad abbandonare la città distrutta ed a rifugiarsi sui monti vicini dando così origine ai paesi della odierna valle del picentino (88 a.C.). L’attuale dizione di San Mango Piemonte deriva da un duplice nome primitivo ovvero Terra Sancti Magni et Pedemontis, dal nome del suo Santo Patrono e dall’antichissimo Casale sorto ai piedi del Monte Tubenna (sulle cui pendici sorse un’antica e famosa Abbazia nota come Abbazia di Santa Maria di Tubenna di cui ancora oggi si conservano i resti).

Una radicata tradizione vuole che San Magno (185 ca. – 252 ca.), vescovo di Trani martirizzato durante le persecuzioni di Decio nel 252 d.C., per non cadere nelle mani dei persecutori, nel suo peregrinare sia passato per San Mango (ovviamente allora non noto con questa dizione) e si sia rifugiato in una grotta naturale sul monte che prende proprio il nome di San Magno e, una volta passato a miglior vita, sembra sia apparso ai suoi fedeli, indicando la grotta come luogo dove erigere un eremo.

Ed è a questo eremo che i fedeli ascendono processionalmente ogni 19 agosto, festa del Santo, e si prostano dinanzi alla miracolosa immagine del loro Patrono affrescata sulla parete della roccia.

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Filippo Folliero

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