Rilanciare il Paese con la Cannabis? Arriva l’emendamento e s’infiamma il dibattito

Gli effetti della quarantena post Covid-19 non potevano che peggiorare la situazione economico-politica (già non del tutto rosea) del nostro Paese e non solo. Ecco perché in questo particolare momento storico, sentiamo tanto parlare di “piani di rilancio” e di come uscire, con prudenza ma a testa alta, da questa terribile pandemia.

Le opinioni politiche che dovrebbero condizionare le scelte, al fine di migliorare la situazione, sono sempre tante. Oggi nel mondo dei social media, queste opinioni sono in numero maggiore e spesso si infrangono contro dei veri e propri postulati che negli anni addietro ci hanno quantomeno indicato quali potrebbero essere le strade da prendere per rilanciare il Paese.

Tra le tante proposte vogliamo portare alla luce quella che da sempre genera più dibattito e che potrebbe aprire ad un dialogo costruttivo, su quali potrebbero essere i reali vantaggi di una simile operazione: legalizzare la cannabis.

LEGALIZZARE O LIBERALIZZARE – Partiamo da una sostanziale differenza: legalizzare vorrebbe dire possibile Monopolio di Stato e apertura al commercio di pianta e derivati; liberalizzare riguarderebbe invece il libero accesso alla pianta a tutti, pertanto il mercato ne sarebbe soltanto una conseguenza… come con il peperoncino, ad esempio!

Oggi però esaminiamo la proposta di un folto gruppo di parlamentari di maggioranza e opposizione che, dopo aver presentato l’emendamento al “dl rilancio” firmato dal radicale e deputato di +Europa, Riccardo Magi, chiede al Premier Conte di affrontare il tema una volta per tutte. A sostengo della proposta non solo i radicali ma anChe molti deputati e senatori di M5s, Pd e Leu.

Non è la prima volta che la questione entra nelle aule parlamentari ma finora la volontà predominante dei decisori politici ha sempre fatto in modo di glissare sull’argomento.

Secondo i promotori, legalizzare la cannabis porterebbe ad un introito annuale enorme, di fondamentale importanza per la ripartenza del Paese. Le stime parlano di 9 miliardi di euro, oltre alla creazione di migliaia di posti di lavoro e ad una strategia realmente efficace di lotta alla criminalità, che sul tema cannabis ha dichiaratamente fallito, in Italia e nel mondo.

IL RAPPORTO DELL’ITALIA CON LA CANAPA – Prima del Proibizionismo americano, che ha di fatto imposto a tutto il Mondo il divieto di utilizzo di una pianta millenaria, l’Italia era leader nella produzione della canapa, assieme proprio agli Stati Uniti. Proprio dagli States, negli ultimi anni è ripartito il commercio della cannabis e gli effetti sono stati enormemente positivi su tutto il piano socio-economico: più entrate, meno tasse, consumo responsabile e meno arresti. Basta cercare un po’ di notizie sul web per rendersene conto.

I coltivatori italiani hanno fino ad ora avuto le mani legate e accesso limitato alla pianta, date le normative che permettono la produzione e la vendita (neanche in modo chiaro) di “cannabis light”, ovvero cannabis senza il principio attivo psicotropo THC ma con elevate quantità di CBD, altro cannabinoide presente all’interno della pianta.

Proprio la quarantena ha fatto schizzare il fatturato di produttori e piattaforme di consegne di cannabis light, quadruplicando di fatto gli introiti. Ma pare che neanche questo basti per avere una chiara regolamentazione di questo mercato, ormai aperto da qualche anno.

La proposta di una parte del tricolore parlamentare ha portato l’immediata levata di scudi principalmente del centro destra. L’uomo più in vista e leader della lega Matteo Salvini accusa i sostenitori dell’emendamento di volere “uno Stato spacciatore”.

LE AZIONI – La risposta coraggiosa da parte di alcuni antiproibizionisti è stata quella di autodenunciarsi alle autorità e sostenere la campagna #IoColtivo, dove si mostravano intenti a piantare in casa o in giardino, un seme di cannabis.

Altra lodevole iniziativa del mondo antiproibizionista, di questi mesi, è la presentazione del “Manifesto Collettivo per la Cannabis libera” dell’Associazione Freeweed. La proposta di riforma normativa, è stata redatta ed ha coinvolto centinaia di attivisti, aziende ed associazioni attive su tutto il territorio nazionale. L’obiettivo è struttura una nuova base di legge per proporla al Governo del nostro paese, che secondo questo Manifesto, non può più ignorare il problema.

La bagarre è aperta e noi staremo a vedere sì, ma come degli spettatori proattivi, pronti a fare la nostra parte per cercare di informare al meglio sulle scelte che ci riguardano da vicino… Dopotutto lo Stato siamo noi.

Carmine Buccella

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