Il Manifesto Collettivo: l’iniziativa popolare per liberalizzare la cannabis in Italia

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La cannabis in Italia vive ancora di molte contraddizioni e pregiudizi.

Ecco perché la risposta nostrana a questa “ondata verde” che sta pian piano rivoluzionando l’approccio a questo tema, tarda ad arrivare.

Cerchiamo di fare il punto della situazione italiana, dando prima un’occhiata alle azioni svolte fin ora nel resto del mondo.

CANNABIS NEL MONDO – Il 2 Dicembre l’ONU ha riconosciuto il valore terapeutico della cannabis.

Il voto si è tenuto a Vienna da parte della Commissione sugli stupefacenti, l’organo esecutivo dell’ONU sulla politica delle droghe.

Determinante la maggioranza semplice dei 53 stati membri della Commissione, che ha approvato la mozione.

Tutti gli stati dell’Unione Europea – ad eccezione dell’Ungheria – e molti Stati delle Americhe hanno votato a favore, mentre la maggioranza dei paesi dell’Asia e dell’Africa si è opposta.

La cannabis è stata depennata dalla Tabella IV della Convenzione Unica sugli stupefacenti del 1961, quella all’interno della quale sono inseriti le sostanze stupefacenti “particolarmente dannose e di valore medico o terapeutico estremamente ridotto”, tra cui cocaina ed eroina.

La cannabis rimane tuttavia inserita nella tabella I, quella che comprende le sostanze vietate. Non vi è alcuna modifica quindi della legge internazionale che ne vieta l’uso ricreativo.

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CANNABIS IN USA – Abbiamo già trattato, in un recente articolo, di come la cannabis stia prendendo sempre più piede negli States, soprattutto dopo l’elezione di Biden, e pare che sia una marcia inarrestabile.

Il 4 Dicembre i membri della Camera dei Rappresentanti hanno votato per approvare il Marijuana Opportunity, Reinvestment, and Expungement (MORE) Act, che rimuove la marijuana dal Controlled Substances Act federale.

In questo modo gli Stati potranno legiferare riguardo la cannabis in totale autonomia, senza indebite interferenze federali.

Si è trattato di una sentenza storica se pensiamo che furono proprio gli Stati Uniti a bandire la cannabis, per poi perpetrare la campagna diffamatoria planetaria che ha provocato di fatto l’inizio del proibizionismo.

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CANNABIS IN EUROPA – Questi ultimi mesi abbiamo assistito ad un continuo ribaltamento delle parti.

Dopo la sentenza della Corte di Giustizia, il servizio Salute della Commissione Europea ha inviato una lettera all’European Industrial Hemp Association (EIHA) – l’associazione dei produttori di canapa europei – a seguito del ricorso rispetto alla sospensione dello scorso luglio del processo di autorizzazione.

Sospensione arrivata dopo che l’Unione Europea si era decisa ad inserire anche il CBD tra le sostanze stupefacenti in tabella I, nonostante avesse inizialmente dichiarato la possibilità di inserirlo tra i novel food.

Il recente riconoscimento dell’ONU e la storica votazione americana, devono aver parecchio influito sulla decisione finale dell’UE che ha finalmente ammesso l’uso del CBD come alimento.

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CANNABIS IN ITALIA – Al momento sono due le proposte di legge in discussione alla Camera dei Deputati.

Da una parte quella della Lega a prima firma Riccardo Molinari e sottoscritta da 52 deputati leghisti.

Dall’altra quella a prima firma Riccardo Magi (Radicali/+Europa) e sottoscritta dai deputati dell’intergruppo per la legalizzazione di Movimento 5 Stelle, Partito Democratico e gruppo Misto.

LA LEGA – La proposta della Lega in sostanza mantiene la condotta repressiva adottata fin ora sul tema: immediato arresto ed eventuale incarcerazione per chiunque coltivi, produca, fabbrichi, estragga, raffini, venda, offra o metta in vendita, ceda, distribuisca, commerci, trasporti, procuri ad altri, invii, passi o spedisca in transito o consegni per qualunque scopo cannabis.

Inutile elencare le innumerevoli difficoltà di applicazione delle condanne, il conseguente intasamento burocratico e di sovraffollamento delle carceri.

Tutte criticità già note al nostro sistema amministrativo.

LA PROPOSTA DELL’INTERGRUPPO Alla discussione sulla proposta della Lega, il 12 febbraio viene abbinata la proposta di legge a prima firma Riccardo Magi. Verte sugli stessi punti toccati dalla Lega, altrimenti non sarebbe stato possibile l’abbinamento, ma va in direzione esattamente contraria.

La proposta verte principalmente su due punti: non è punibile (né con pena carceraria né con sanzione amministrativa) chi, “anche senza autorizzazione, coltiva un numero limitato di piante di cannabis, idonee e finalizzate alla produzione di sostanze stupefacenti o psicotrope destinate a un uso esclusivamente personale”.

Da una parte quindi si prevede la possibilità di coltivare cannabis in Italia, dall’altra si riconoscerebbe una volta per tutte l’uso personale, quindi anche il reato di detenzione verrebbe meno.

Tra gli esperti auditi in Commissione c’è stato poi chi ha evidenziato come, per la formulazione del testo, in realtà si farebbe anche un altro passo in avanti arrivando all’apertura della coltivazione associata, ciò che oggi va sotto il nome di social club.

[Qui l’articolo sul Cannabis Cura Sicilia Social Club]

Ad oggi Partito Democratico e Movimento 5 Stelle avrebbero i numeri per approvare una legge che permetta almeno l’autocoltivazione di cannabis. Se non lo fanno non è quindi responsabilità dei numeri parlamentari o delle opposizioni, ma semplicemente di mancata volontà politica.

IL MANIFESTO COLLETTIVO – Dall’incertezza dei decisori politici nasce così la proposta di iniziativa popolare per liberalizzare la cannabis in Italia, denominata Manifesto Collettivo.

Si tratta di un ddl presentato dal deputato Matteo Mantero (M5S), sulla base della proposta normativa di iniziativa popolare sviluppata dall’associazione Freeweed che ha coinvolto centinaia di attivisti, aziende ed associazioni attive su tutto il territorio nazionale.

Le motivazioni che hanno spinto alla promozione di tale proposta si battono principalmente per il riconoscimento del diritto alla coltivazione e all’utilizzo privato della cannabis.

Citiamo qui sotto parte degli intenti del manifesto:

“L’Autoproduzione di cannabis ad uso personale è una pratica da garantire e tutelare da parte del Legislatore in quanto è un Diritto del cittadino poter eseguire una condotta disciplinare che non danneggi terzi né la società nel suo complesso, oltre ad esser nell’applicazione pratica l’unica azione in grado di contrastare realmente il mercato nero, la distribuzione illecita e la criminalità organizzata.”

Per ulteriori informazioni visita il SITOSOTTOSCRIVI il Manifesto Collettivo che ha superato già le 100mila firme.

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